DELIRIO CRONEMBERG
‘So che sarai a Venezia in concerto, ti raggiungo e andiamo a visitare la Biennale d’arte contemporanea, va bene? Io desidero linee colori pensieri parole musica immaginare la sporgenza delle ossa del tuo bacino, un bacio dunque, Venezia è vicino’ scrissi ad A. su una cartolina raffigurante una testa dipinta dal Leonardo. La maggior parte del tempo teneva il telefono staccato e quando riuscivo a parlargli era ombroso non capivo se lo infastidivo o se avevo il talento di trovarlo sempre nel momenti sbagliati o se fosse invece un suo modo di fare di cui non preoccuparsi.
Stesi su un letto di un albergo dopo che il temporale ha interrotto il concerto ti chiedo di raccontarmi una favola c’era una volta una ragazza con una prima e mezzo di reggiseno che amava riprendere tutto con una videocamera…. bussano alla porta e qualcuno entra ci beviamo qualcosa insieme ti avvicini e ti appoggi alla mia schiena mi prendi per le spalle e mi lecchi il collo l’altro mi solleva la maglia, ora le mani le tue afferrano capezzoli ritti come spigoli i miei i suoi i tuoi le mani le sue scendono le tue salgono, strisciamo stupendi come un pensiero sul letto e sono lingue labbra e lividi lascivi parole dette a metà di cui nessuno si interroga sul significato Lui. entra dentro di me e dice il tuo nome succhio il tuo sesso e sussurro il nome dell’altro mentre tu vieni dici il nome di una persona che non conosco ma di certo stanotte non è in questa stanza. erase rewind
Sul treno che portava a Venezia, c’erano scompartimenti pieni di umanità talmente fastidiosa che decisi di accomodarmi nel vagone ristorante e restare lì. Quando viaggiavo in treno durante il tragitto mi imbruttivo. Partivo carina e arrivavo un cesso. Diventavo orrenda. Il dondolio mi provocava sonnolenza la mia faccia nel frattempo si dilatava gonfiandosi come un pallone. I miei occhi si rimpicciolivano come formiche e cambiavano persino colore scurendosi. I capelli da composti e lisci sulle spalle prendevano ad arricciarsi, il colore da bruno diventava verdastro, le rughe che dal naso partivano per biforcarsi verso la bocca si approfondivano, i denti diventavano piccoli e seghettati, il colorito della mia pelle sembrava giallastro come in un delirio di Cronemberg.
‘Perché questi viaggi?Milano come Bologna Venezia o Londra? E se stasera lasciassi perdere le domande e ubriaca o fumata o drogata o entrambi mi perdessi. Quando potrò trasformarmi finalmente in Kit del Te nel deserto che sconvolta dalla morte del suo uomo si lascia stordire di morte passione e sabbia tra le braccia di un tuareg?’ mi domandavo.
Il filmato che ci vede protagonisti nella laguna parte con un’inquadratura di me da sola nello scompartimento, stella di David al collo, canotta con bretelline sottili e scarpe rosse tempestate di strass. Si chiude con la partenza.