MUSICA MUSICA
Il giorno dopo lo spettacolo replicava e a fine serata seguì una festa alla quale fui invitata. Sempre in taxi raggiunsi il locale. Appena entrai non faticai a scorgere A.
Era come sempre attorniato da ragazze e da gente che voleva parlargli e non avevo intenzione di invadere il suo spazio.
Il volume della musica faceva in modo che le persone conversassero accorciando le distanze fisiche
Non sapevo se mi avesse vista o meno, non mi frapposi tra lui e la ragazza alla quale parlava a pochi centimetri dal viso e mi allontanai nell’altra area del locale per dare un’occhiata ai quadri e per prendere da bere.
Ero parecchio stanca, quella settimana avevo viaggiato molto.
Indossavo un abito in jeans accollato e di stampo piuttosto collegiale, cinturina in vita e tanti bottoni automatici rigorosamente chiusi. Un paio di sandali tempestati di brillantini argentati si allacciavano alla caviglia e i capelli erano raccolti in due code ai lati, come una ex lolita al primo giro di iniezioni di collagene. Ordinai da bere e nel mentre sentii prendermi per le spalle, ero talmente soprapensiero che mi spaventai nel trovarmelo dietro. Avendomi vista era venuto a cercarmi tra la gente. Ci salutammo parlando qualche minuto.
La gente attorno, gli amici di sempre, quelli dell’ultima ora e quelli incontrati lì lo ringhiottirono come una gigantesca piovra vorace, mi sedetti sul divanetto sorseggiando il mio cocktail facendo attenzione a stare composta, ad accavallare le gambe con decenza, a piegare bene il vestito sotto di me, mi misi quieta cercando di estraniarmi in quella veste da maestrina borghese cucita addossa che certe volte mi sentivo appiccicata.
Che sarebbe accaduto? Non conoscevo nessuno se non lui e per quello che mi riguardava la serata poteva finire lì, i quadri li avevo guardati, l’avrei salutato finendo il drink e sarei andata via facendo ciao ciao.
Quando alle mie orecchie arrivarono le note di canzoni che conoscevo a menadito e che in passato avevo ballato fino a stordirmi fu come se gli automatici del vestito scoppiassero e come se un’altra io uscisse da quella uniforme da brava ragazza composta. Quella musica...era lei che un giorno era me ma che non la era più.