BASTA BASTA PER FAVORE...
‘Non è colpa tua, non è colpa tua’ dicevano i ballerini nella scena conclusiva della loro strabiliante esibizione baciandosi le parti del corpo da loro raggiungibili con le labbra.
‘Non è colpa tua non è colpa tua’ sussurravano con voce rassicurante e carezzevole quasi nel modo in cui si parla ai bambini. Sarebbe stato bello cancellare il senso di colpa in modo lieve e disimpegnato, possedere un automatismo che non facesse troppo male, liberarsi di un macigno, di una camicia di forza che teneva imprigionato tutto e finalmente convincersi che se Emanuel era morto non era certo per colpa mia.
Perduto Emanuel non avevo più voglia né di mangiare né di scopare. Riuscivo solo a nuotare.
Lo facevo senza fermarmi un istante e avevo l’impressione che in acqua il mio pensiero andasse ancora più veloce, ma poi quando uscivo non ricordavo più nulla di quanto avevo pensato. Sgambettavo veloce facendo le virate e mi sembrava quasi di potermi addormentare. Delle volte perdevo il conto delle vasche ma ero precisa come un orologino svizzero: in un’ora 80. Lo sapevo per certo. Dopo aver nuotato sentivo addosso un odorino di candeggina o di disinfettante plebeo per i cessi pubblici. Ero pulita disinfettata sterile e sterilizzata. Compiuto il mio rituale, lasciato che l'acqua mi battezzasse, ero come una Maddalena redenta, le mani pulite di Ponzio Pilato. Acqua che si trasforma in vino. Il cloro inoltre esaltava tutti i sapori. Dopo aver tenuto la bocca nell’acqua clorata per un’ora buona i sapori erano più veri. Il dolce più dolce, il salato più saporito. Provare per credere. L’aranciata sapeva più di aranciata e il caffè aveva tutto il sapore dell’america latina dentro. Il cloro esaltava tutti i sapori. Mi nutrivo di libri e musica. La notte delle volte lo sgomento era tale e i miei pensieri talmente vorticosi che arrivavo a battermi da sola la fronte coi pugni e supplicare ‘basta basta per favore’
Vacillando sui miei tacchi rossi uscii dal teatro con Micaela che quasi mi sorreggeva, il finale del balletto ci aveva lasciati tutti senza fiato ognuno con il proprio personale cancro preferito a mangiargli l’anima.