AVERE SUCCESSO
Era inutile girarci attorno: A. non era una persona come le altre. Non ero io a formulare parametri sebbene egli cercasse di sfuggirli con tutti i suoi sforzi. Si era ritrovato appena più che ventenne ad ‘avere successo’ e di conseguenza ad essere ‘qualcuno’. Questo, da sempre fa la differenza.
La popolarità a quell’età può fare lo stesso effetto di un’overdose di stupefacenti grazie alla quale si scampa alla morte per il rotolo della cuffia. Un’ondata che ti travolge. Una figata pazzesca. All’improvviso tutto ti cambia irrimediabilmente. Nonostante apparisse sempre tranquillo nella sua speciosità tuttavia non ero convinta del fatto che il successo e la notorietà nel corso di quegli anni non gli avesse mutato il modo di percepirsi e di percepire gli altri.
Solo in rarissimi momenti e sempre con le modalità che voleva lui ti permetteva di avvicinarti. Viveva alla giornata i suoi amori e le situazioni che si presentavano di volta in volta senza cercare nulla.
Probabilmente la sua era stata la storia di tutti, l’innamoramento, l’amore, la sua fine la delusione.
Suppongo che così fosse molto più facile. Non potevo dargli torto.
Se devi morire muori ora
Era stato impossibile non farsi travolgere da Venezia.
La città apparentemente sembrava non aver nulla da spartire con due come noi, chiassosa e fastidiosa di giorno con quel rigurgito di turisti stranieri sciatti grassi e scottati che ciabattavano sudati sui ponti.
La gente come vomito si immetteva smarrita per le calli come formiche impazzite in un formicaio per poi sboccare in piazza S Marco infestata di piccioni. La città trasudava vecchiaia nonostante il suo pulsare giornaliero.
Come allo scoccare di un immaginario coprifuoco la sera trovava i turisti esausti e Venezia tornava padrona e signora della sua decadenza spogliandosi di quella orda.
Avevamo potuto girare la notte bisbigliando e urlando sedendoci per terra lasciando i piedi penzolare quasi fino in acqua permettendoci anche di non trovare la via del ritorno concedendomi il lusso di lasciarmi accompagnare da questo seduttore che ora rideva, mi guardava e sorrideva offrendomi pure una rosa.
La Vhs da un paio di ore si chiude con una ripresa in stazione S. Lucia. Agli sportelli c’era una fila lunghissima. Gli avevo messo in mano una manciata di soldi affinché potesse servirsi della biglietteria automatica e partire subito.
‘Non perdere tempo, corri che il treno parte’ gli avevo detto.
Era un mio modo di mandarlo via perché non avrei sopportato il balletto dei saluti degli abbracci e dei baci evitando di chiederci se ci saremmo rivisti o meno. Se devi sparire e non devo rivederti più, se sono stata per te una conquista ennesima, se non mi metti nella condizione di poter scegliere allora affrettati e va’ via subito’
Se devi morire muori ora.
Darsi tutto dirsi tutto e addio.