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mercoledì, maggio 30, 2007
Di te anche questo
In taxi raggiunsi il teatro accompagnata da un paio di amici.
A era in compagnia di una ragazza che mi presentò, poteva essere chiunque, un’amica, una collega, un’ex compagna di scuola, una parente ma proprio il fatto che rimanesse quieta al suo fianco mi fece pensare che invece fosse una donna che per lui nutriva sentimenti amorosi. Era solare con quell’accogliente luce sulla pelle che caratterizza le persone che provano emozioni di quel tipo. Se ne restava a lato in silenzio quasi intimidita o forse solo distaccata.
Allontanandoci dal gruppo di persone che circondava A., Mica il suo amico Doriano ed io prendemmo posto. Micaela, da poco abilitata alla professione di psicologa, non mancò di fare commenti:
‘Ma lo sai che continua a guardarti anche quando sei di spalle?’ gli anni di tirocinio venivano fuori
‘Il suo è un modo positivo di osservarti come per assicurarsi della tua presenza…..comunque c’è qualcosa in voi due che vi fa somigliare ’.
Prima che lo spettacolo iniziasse mi recai un momento verso la toilette e attraversando il foyer lo incontrai che si dirigeva verso la platea.
Ci trovammo nuovamente di fronte questa volta da soli. C’erano tante cose che avrei voluto dire ma non era quello il momento giusto, tuto ciò che mi venne alle labbra fu:
‘Guarda’ e mostrai la mano con la bruciatura
L’afferrò la guardò per qualche istante poi se la portò alla bocca e la leccò.
In quel momento sapevo che non si trattava solo di un contatto lingua-pelle di bocca e mano ma di un vero e proprio rito di iniziazione come se la lingua avesse toccato il nucleo più difficile il punto di intimità maggiore.
Il difetto, lo sfregio, l’ammaccatura. Di te voglio anche questo.
In piedi nuda con tacchi altissimi reggo una flute di champagne gli occhi negli occhi che guardano il verbo si fa carne e sangue ossa pelle e cuore che pulsa e ride bevo d’un fiato e getto il bicchiere all’indietro il vetro si frantuma in schegge che rotolano per terra. Il rito infine si compie ‘finchè morte non ci separi’ gli dico ‘finchè morte’ risponde e scaraventa anche il suo.erase rewind
postato da biancalaura, 08:49 | link | commenti (1)
mercoledì, maggio 23, 2007
MI RICORDI QUALCUNO....
‘Che ti è successo alla mano?’ mi chiese Francesca quando venne a prendermi a Stazione Termini.
‘Accidenti ma quanto ti sono cresciuti i capelli!!!’
Da anni si era trasferita a Roma dove, come consulente di trucco e parrucche, lavorava per un’importante casa di cosmetici. Per anni Francesca aveva avuto relazioni sentimentali con uomini ma da un paio di stagioni viveva un’intensa storia d’amore con Nicoletta una ragazza mascolina introversa e possessiva con la quale litigava spesso. Francesca non si fossilizzava sulle sue inclinazioni e delle volte le capitava di avere dei flirt con uomini, passatempi che però non portavano a nulla. Mi raccontò di avere una vicenda in ballo con un ragazzo nuovo, lo aveva conosciuto in chat ‘E’ davvero speciale’ mi spiegò entusiasta.
Mi disse che il nuovo fidanzato aveva la vagina anzi che al nuovo ragazzo mancava il pene ‘presto gliene metteranno uno con un’operazione chirurgica intanto prende gli ormoni, ormai non ha più neppure il ciclo’. Era davvero una bella notizia.
Sebbene queste cose mi dessero il capogiro, non mi permettevo di dire una mezza parola e di dare giudizi perché sapevo che Francesca teneva particolarmente al mio parere. Le dicevo che era un po’ pazzerella ma tuttalpiù si rideva. Francesca non era a conoscenza della mia vicenda con A., sapeva che mi trovavo a Roma per la prima di quello spettacolo. Quando mi vide scendere in soggiorno con un abito fuxia tempestato di strass tone sur tone rimase a guardarmi dubbiosa.
Tutti gli accessori erano rossi, collana anelli sandali e una borsetta fatta di tante rose in tessuto.
‘Decisamente stupenda ma i capelli sciolti sulle spalle no’ sentenziò Francesca
‘No, con questo caldo non sta bene assomigliare a P.J.Harvey’
Non questionai il senso di quella frase lasciandola fare.
Fu sua l’idea di acconciarmi i capelli così come fece.
Mentre la Vanoni dallo stereo cantava nenie brasiliane prese a riempirmi di forcine la testa piegata in avanti.
‘Non ti lamentare…è un po’ come un agopuntura solo un po’ più doloroso’
Non avevo idea di cosa mi stesse facendo anche se dai movimenti delle mani così veloci capivo che si trattava di qualcosa di elaborato. Quando ebbe finito e mi guardai allo specchio mi prese un colpo.
I capelli erano sì raccolti ma un ciuffo scendeva tutto davanti alla fronte lateralmente. Sembravo un misto tra il cantante dei Placebo, una versione mora del tastierista dei Depeche Mode la sorella scema di Bjork imparentata con Emily Watson figlia di Boy George ma alla fine dei conti così pettinata, sebbene i colori fossero diversi, ero identica ad A. Ero stupefatta fino ad allora non avevo dato troppo credito a quelli che soprattutto in passato quando ero bionda mi avevano fatto notare questa somiglianza.
‘Sai che così pettinata mi ricordi qualcuno?’
Chiusi gli occhi in attesa dei possibili confronti.
‘accidenti però non mi viene in mente chi…’
postato da biancalaura, 11:30 | link | commenti (1)
mercoledì, maggio 16, 2007
COSA TI è SUCCESSO ALLA MANO?
‘Che ti è successo?’ Mi chiese una bimba seduta davanti al mio sedile sull’Eurostar.
‘Mi sono scottata col ferro da stiro’ le risposi.
Ero sempre la solita, avevo il cervello in movimento perenne e un giorno distrattamente la piastra bollente del ferro mi era finita, non so neppure io come, sul dorso della mano scambiata per la manica del vestito. Il dolore aveva impiegato qualche secondo per farsi sentire, lo spazio di tempo che la sensazione ridotta a informazione arrivasse al cervello. L’indomani avevo un’estesa crosta bruna e sottile. Sul treno durante il viaggio la guardavo e riguardavo osservando come giorno dopo giorno si ritirasse lasciando ai bordi pelle nuova e rosea. Le persone mi facevano costantemente domande e io rispondevo tutte le volte qualcosa di diverso. A quella crosta iniziavo ad affezionarmi e un po’ mi spiaceva che se ne stesse andando. Non mi vergognavo di provare un certo orgoglio nell’indossare la piaga sul dorso della mano e quasi mi sentivo rafforzata da quella che a me sembrava una cicatrice di chissà quale battaglia, una bruciatura una marchiatura un tatuaggio di cui mi ero pentita, una voglia, la lebbra una piaga da decubito le stigmate di S. Francesco o il fuoco di S. Antonio. Non vedevo l’ora che A. la vedesse.
Gliel’avrei mostrata con la fierezza dei bambini che giocando al mare richiamano l’attenzione degli adulti e fanno tesoro delle conchiglie che hanno raccolto sulla sabbia col costumino da bagno messo male che tira da un parte scoprendo una fetta bianca di natica santa.
Con la convinzione di avere un valore inestimabile da far vedere ai grandi gli avrei tirato un lembo della manica facendogli segno di guardare quel punto.
postato da biancalaura, 08:27 | link | commenti (2)
martedì, maggio 08, 2007
ESOTISMO FRANCESE
Dopo qualche settimana lo chiamai perché sapevo che a Roma sarebbe andato in scena un balletto di danza contemporanea da lui musicato e volevo maggiori informazioni.
Dal momento che Matteo di Bologna mi aveva dato carta bianca circa la scelta dei servizi televisivi sugli spettacoli potevo occuparmi di questo avvenimento. Pensai di portare con me una piccola troupe televisiva ma più di tutto desideravo rivederlo.
Ma prima di Roma sapevo che presto sarebbe passato da Firenze
Lo chiamai una sera tardi
‘Giovedì sarò anch’io a Firenze ti aspetto alle 2 di notte sul ponte Vecchio, per fare un po’ ‘les amants du pont neuf’ un po’ ‘la fil sur le ponte’ ti va bene questo esotismo francese?’
‘No, non posso ho già un altro appuntamento….se me lo avessi detto prima…ma che stai facendo?Dove sei? Vieni qua a cena…potremmo poi fare un giro di sexy shop e riprenderci con la videocamera‘
‘Perché mi parli così… non ho pensieri troppo libidinosi…. mi porti a visitare il convento di quella suora che fu rinchiusa dal padre? ’
‘ti ricordo che quella monaca era stata una grande libertina’ continuò.
Quella sera non potevo raggiungerlo e l’indomani sarebbe partito per Firenze.
Ci saremmo visti a Roma alla prima del balletto.
postato da biancalaura, 19:53 | link | commenti (3)
giovedì, maggio 03, 2007
DAVANTI AI QUADRI?
Venni a sapere che presto a Modena avrebbe inaugurato una mostra esponendo i suoi quadri.
Quella sera mi trovai nel giardino di un palazzo dell’800 con un’enorme scalinata in marmo e tanti piccoli lampioni che illuminando rendevano tutto lucido e patinato. La sontuosità di certi edifici da sempre mi spezzava il fiato. Mi sentivo all’improvvisa piccola e friabile come se i pensieri, i miei problemi la stessa vita, dinanzi alle cose grandi si facesse vergognosamente minuscola e inconsistente.
Il respiro si bloccava nella parte superiore del tronco senza riuscire a riorganizzare il moto naturale del diaframma. A volte venivo colta da vertigini e dovevo sedermi. No, non ero vittima di una leggera Sindrome di Stendhal ma di un rapimento se vogliamo più grossolano. Forse era l’immensità di certe espressioni artistiche a rendermi debole di fronte alla loro bellezza.
Con occhi socchiusi e con i sensi acuiti salutai A. Egli era sorpreso di vedermi, dopo quella notte a casa sua non ci eravamo più sentiti. Tacitamente nessuno di noi due aveva chiesto all’altro di dare un seguito al nostro incontro. Forse lo avevamo solo desiderato con un pensiero che fugace attraversava la mente per poi svanire. I suoi dipinti coloratissimi ci circondavano con i loro soggetti a tratti inquietanti.
Osservavo le cose come se i miei occhi fossero diventati un obiettivo invisibile, mi raffiguravo mentalmente immagini, dissolvenze, inquadrature possibili script.
Abbronzata e in nero indossavo un top incrociato sul dietro che lasciava schiena e pancia scoperte, una longuette al ginocchio, capelli in una coda di cavallo e tacchi alti azzurri. A. mi guardava come avrei imparato a riconoscere: nonostante sorridesse raramente i suoi occhi tradivano un’ istintiva simpatia nei miei confronti.
‘Questo posto è bellissimo…mi toglie il fiato da quanto è bello’
‘Vuoi che ti scopi qua davanti ai quadri di fronte a tutti i presenti?’
‘Con violenza?’ chiesi
‘La violenza non esiste o piuttosto potrei toccarti tutto il tempo per farti godere’
Era la prima volta che dichiarava così apertamente di desiderarmi.
Mentre parlavamo iniziammo quello che avrebbe caratterizzato i nostri incontri quell’incessante toccarsi,
le mani che sfioravano gomiti e polsi e spalle con intenti misti di seduzione e gioco.
Capitava che discorressimo di cose che nulla avevano a che fare con la fisicità ma ugualmente le dita leggere si posavano sulla pelle. A differenza di altri amanti A. non stringeva, egli tamburellava delicatamente le dita come una farfalla che svolazzando sbatte le ali con vanità.
‘Scusa so che mi sto comportando male e forse ti manco di rispetto ma ogni volta che ti vedo mi viene voglia di toccarti, non riesco a non farlo’. Quella sera ci fu difficile staccarci.
Presentandomi alla sua gallerista e conversando continuò a toccarmi non visto. Movimenti impercettibili delle dita che non cercavano seni o fianchi ma braccia gomiti spina dorsale polsi le spigolosità del mio corpo. Le note di The belly of an architect di Wim Mertens mescolate al vino iniziavano a darmi una percezione pungente. Il pianoforte martellava le note in modo ossessivo sempre più veloce e le facce attorno circondavano A. senza sosta. Stessi visi stessi sguardi. Espressioni di donne con pupille dilatate che lo ascoltavano arrotolando ciocche di capelli annuendo con sorrisi accoglienti, pelle morbida e ambrata.
Bacini sulle guance, frasi di circostanze e di cortesia.
Era un aspetto che conoscevo molto bene, avremmo potuto essere davvero noi stessi solo chiusi a chiave dentro una stanza o un bagno. ‘Vuoi che ti scopi qua davanti ai quadri?’
postato da biancalaura, 19:53 | link | commenti
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