[bianca]
>una vita trasparente<
 



venerdì, marzo 23, 2007

Erase rewind

master geisha mi accompagna a dormire e va  nell’altra stanza se hai bisogno di qualcosa sono di là  ti difenderò dalle forze contrarie e dai mostri erbivori che albergano nella mia stanza. la mattina dopo aver scritto rapida un biglietto  sono pronta per andarmene in silenzio ma si sveglia  mi prepara il caffè  mi fotografa mentre mi fa ascoltare le anime salve del cantautore anarchico.  faccio uno sforzo per non disintegrarmi davanti a  quella musica  e più volte devo ricordarmi che non posso trattenermi maggiormente perché Mastergeisha continua a farmi ascoltare musica  bellissima ma è tardi devo andare e ho la sensazione che vorrebbe trattenermi per altro tempo e io mi preparo a sua insaputa  cerco di rinforzarmi e prendo la rincorsa perché so che varcata la soglia  dovrò affrontare un’altra piccola dolce assenza ma questa volta non sarò colta di sorpresa non la sarò mai più  perché io simulerò la sua  morte sempre in ogni momento e mi terrò costantemente in allenamento mi abituerò a pensarti mai esistito e ci sto quasi riuscendo ma  Mastergeisha si concede un  sogno d’amore e mi accompagna dolcemente alla stazione e io filmo di nuovo.  appena aggiusto l’inquadratura  mi cinge con un braccio le spalle ed è un gesto di spontanea  vicinanza  il contatto mi imbarazza ma non dico nulla. continuo a filmare sento approssimarsi il momento ma io ormai sono di piombo come la sono sempre in queste occasioni. Sul binario dall’altoparlante ci avvertono che un treno sta per transitare da  lontano ne sentiamo il rumore, il  lungo segnale che avverte di fare attenzione e questo suono mi perfora il cervello mi arriva come una freccia  mi trapassa iniettandomi una reverie  in  pochi secondi  afferro Mastergeisha per una mano  e lo trascino trattenendolo in mezzo ai binari e fermi  prima di essere travolti dico  ‘e allora? nel momento  in cui  la morte ci sta per sfiorare dammi un bacio che sappia di sangue e di niente’  qualche secondo prima che il treno ci investa lo spingo con me dall’altra parte,  cadiamo sdraiati tra le pietre che odorano  di  fuliggine carbone e piscio col il cuore che batte all’impazzata rimaniamo in silenzio  con gli occhi rivolti al cielo.

Respiriamo entrambi con affanno come due amanti dopo l’orgasmo e una  goccia dalla mia guancia scende verso la gola. Mastergeisha  l’ asciuga  con un dito e poi se lo porta alle  labbra ‘la tua lacrima sa di sangue e di niente’. Erase rewind

postato da biancalaura, 14:09 | link | commenti (1)

martedì, marzo 20, 2007

sono molto stanca vorrei dormire

Come se mi avesse letto nel pensiero A. quella notte si mostrò come una strana creatura fluttuante sospesa e sospinta da pulsioni contraddittorie. Le sue movenze erano impercettibili nel camminare per la casa a volte sembrava non avere corpo, gli abiti non frusciavano, i passi non si sentivano, mi ricordava quelle emanazioni di ectoplasma descritte nei documentari sullo spiritismo.
Voleva che mi fidassi e sembrava provare uno strano piacere nel rassicurarmi e nell’assecondare ogni mia necessità. Diffidente, ero certa che non fosse disinteressato.
Nuda avvolta dentro il suo accappatoio coi capelli bagnati davanti al computer continuavamo a parlare.
Non capivo…il master era lui ma aspettava le mie mosse. Sebbene seduta svestita spettinata con le gambe leggermente schiuse restavo irremovibile ad un metro da lui accessibile in ogni secondo.
‘Sono molto stanca vorrei dormire’ dissi col viso interamente illuminato dallo schermo del computer.
Mi sdraiai nel suo letto e ringraziandolo gli accarezzai il viso. Per la prima volta toccavo il suo corpo. Egli lasciò la stanza e andare a dormire.

postato da biancalaura, 18:42 | link | commenti

martedì, marzo 13, 2007

Jhonny bambino  fammi la festa mentre ascolto un rondò..

“Non ci credo che tu sia stato bambino, tua madre ti ha partorito così come sei, adulto  truccato e con le unghie già smaltate’ .

Mi trovavo in imbarazzo per la prevedibilità  della situazione,  il personaggio di spettacolo che si portava in casa una ragazza per consumare frettolosamente un amplesso balordo. Non me l’aveva detto chiaro e tondo?  ‘Sono  master’

Intendeva dirmi che era uno che conduceva la situazione in ogni momento. Master, padrone e signore. Non poteva farmi fare niente ed ero libera di dire di no in qualsiasi momento. 

Restavo in attesa. Qualsiasi cosa avesse potuto accadere io avevo un corpo forte e scattante. 

 

in pelle  a petto nudo mi atterri sul letto e ti stringo così forte  tra le gambe che ti manca il fiato  e non riesci più a muoverti. finisco per scaraventarti sotto di me.  non lo vedi? ho ossa così taglienti che se mi scopi ti fai male tu e sono talmente pericolosa che se sopravvivi potrai dire di aver scopato con la morte  la mia bocca sulla  tua aperta grida senza mai baciarti johnny bambino johnny fammi la festa mentre ascolto un rondò   non sei niente dentro di me siamo solo un viaggio uno per l’altra non esisti ci sei ma  come un replay ed è giusto che io ti ferisca perché hai la colpa di non essere chi non ho più, mi fai rabbia, ti detesto perché mi hai permesso di desiderarti. rewind eraserewind

postato da biancalaura, 09:35 | link | commenti

venerdì, marzo 09, 2007

scudo fra sé e l’esterno

Ero decisa a conoscere quel corpo quanto prima e più urgente ancora  era il mio desiderio di  comprensione. Volevo sapere tutto. Più di un orgasmo di qualche secondo che mi avrebbe dato brividi di freddo  lasciandomi   sudata volevo l’intimità, la conoscenza, la compenetrazione delle anime. Chiudere gli occhi finalmente  e ritrovarmi.  Chiedevo tutto questo ad una persona che non sentiva la  stessa esigenza semmai se l’avvertiva la cercava per poi sfuggirla nell’impossibilità tutta sua di essere intimamente collegato a qualcuno. Spesso teneva le braccia attorno al corpo come per abbracciarsi  da solo e non era difficile intuire che cercasse di fare scudo fra sé e l’esterno.  

 

non ci siamo neppure toccati  varcata la soglia di casa tu non ne sei più il padrone ma diventi  una  geisha  in kimono, indossi uno stretto  corpetto  in raso rosso trapuntato con orchidee  e draghi ricamati su ampie maniche in velluto blu notte che  pendono mentre  cammini con un susseguirsi di passettini  su infradito in legno con piedi fasciati in strette bende bianche.  quando ti intimidisci sorridi chinando il capo nascondendoti abilmente dietro un ventaglio. mi chiedi se voglio  fare il bagno con le essenze le candele  mi porgi il balsamo  per i capelli un accappatoio e un asciugamano pulito.

prepari il letto  mi presti i tuoi vestiti mi domandi  di che colore li voglio se  desidero la persiana aperta chiusa o socchiusa se voglio da bere  da mangiare ascoltare musica

fai sempre così  porti sempre persone che non conosci a casa  mi dici che è tua abitudine che ti capitano parecchie avventure  se ti avessi fatto delle avances?rispondi che non lo sai  non mentire   lo sai benissimo e io pure.   mi fai la stessa domanda e rispondo che invece io lo so. e so che è no.  chiudo gli occhi stanchi e ho una reverie  sciolgo i tuoi capelli acconciati e assaggio il tuo rossetto da ninfetta lasciva di  Araki e tu ora sei la mia musa, ti inginocchi ai miei piedi e sfili le mie scarpe dai tacchi metallici succhi le mie dita separi le ginocchia e con un rossetto inizi a disegnare sulle cosce e al loro interno e raggiungi infine le mie labbra  e le disegni con precisione appoggi infine le tue  erase rewind

postato da biancalaura, 12:44 | link | commenti (1)

mercoledì, marzo 07, 2007

MI CHIAMO LUCA ABITO AL SECONDO PIANO

Ex pattinatore artistico lui ex ginnasta io.  Immaginavo le figure che i nostri corpi smilzi e speculari avrebbero potuto comporre senza la ricerca ovvia e scontata di un piacere fisico ma bensì di uno  tutto mentale, il gusto della pulizia della forma e della sua perfezione, della bellezza dell’estasi che diventava estetica pura. Un’armonia che mi commuoveva al punto di farmi sgorgare dagli occhi petali  e acqua santa  appagando ogni mio desiderio di creazione, noi saremmo stati musica, pittura, parole infinite e danza, spatolate di colore e segnacci neri sul pentagramma.

 

una mano appoggiata sul ginocchio…no ma cosa fai?un coltello puntato alla gola  mi prendi la testa afferrando i miei  capelli  spingendomi verso il basso, sbottoni i pantaloni e so cosa vuoi  non ho scelta il tuo pene non tradisce alcuna incertezza  ed un unico fascio di nervi collega il tuo cervello la mano che tiene il coltello a quanto mi cacci in gola e mentre  vieni mi scendono perline di sudore sulla schiena  e’ sudore freddo, torno bambino raggelato dalla paura fisica col terrore di essere nuovamente picchiato se senti qualcosa la notte,  un rumore come di una lotta,  non chiedermi nulla  il mio nome è Luka e abito al secondo piano erase rewind

postato da biancalaura, 08:53 | link | commenti (1)

giovedì, marzo 01, 2007

COSA VUOI CHE FACCIA?

Pioveva a dirotto e per ingannare il tempo  trascorremmo insieme tutto il pomeriggio giocando a  riprenderci   attraverso gli specchi con la videocamera. Ogni tanto facevo piccoli tentativi di sottrarmi ma finivo  per  ritrovarmelo  davanti  abbandonandomi con lui in una conversazione fluida.

Le immagini si imprimevano sulla pellicola ‘Cosa vuoi che faccia?’ chiesi.  Mentre puntava su di me l’obbiettivo rispose ‘Vola’.

Fosse stato facile pensai- chiedi poco- mi sdraiai sulla schiena e iniziai a contorcere il corpo.  

Quando parlammo di arte e di sesso mi precisò di essere una persona che  amava dominare  sebbene mi sembrasse strano che lo volesse sottolineare.

‘Sono assolutamente master’

‘Io non sono slave sebbene questa collana molto stretta  possa farlo pensare, non sono affatto una donna sottomessa’

Mi chiese dove avrei trascorso la notte se sarei tornata verso Milano o se restavo a Torino. Risposi indecisa che non sapevo, che forse mi conveniva tornare a Milano. Si offrì di ospitarmi a casa sua ma io davanti a quell’invito esitai.

 

con pacatezza mi chiedi nuovamente se mi fermo da te e capisco che lo desideri ma io prima di decidere mi informo sul tuo conto  non sono abituata a ballare con gli sconosciuti  non ho mostrato alcun cenno di disponibilità e anche se la tua figura davanti allo specchio contiene la mia io non mi sono mai fidata di nessuno  tantomeno di te, la fisicità  mi inquieta sebbene  credo che potrei contrastare la tua,  Torino-M.  in auto  e tu mi raggiungi  a casa tua poco dopo imbarazzata sotto pressione cosa vuole questo da me cosa cerca perché non tiene la giusta distanza perché non rispetta la mia vedovanza com’è abituato? come procede lo script? cosa succede a questo punto della storia?erase rewind

postato da biancalaura, 08:34 | link | commenti (1)