[bianca]
>una vita trasparente<
 



mercoledì, maggio 17, 2006

PIGRAMENTE   SIGNORA

Avevo smesso di andare a nuotare e trascorrevo il tempo leggendo e ascoltando dischi.
Mangiavo quando mi ricordavo di farlo e soprattutto cose che mi impedissero dispendio di energie, non cucinavo, mangiavo i cibi crudi o freddi. A volte succhiavo le pietanze surgelate leccandole da un angolo.
Buttavo le cose in terra indumenti sporchi e puliti, scarpe e fogli, dentifrici strizzati, saponi scivolati su piastrelle sporche matite temperate sul tappeto, collant arrotolati tra le gambe delle sedie.
Se il telefono squillava la segreteria telefonica con la Pavane di Faurè trasmetteva un lugubre invito a lasciare un messaggio.
A volte pensavo di chiudermi in casa e lasciarmi morire di fame ma abbandonano subito l’idea, lo sfinimento da carenza di cibo era un lusso che non potevo concedermi. L’anoressia era una patologia adolescenziale che si potevano permettere le ricche, le indecise tra una identità e l’altra, quelle che non sapevano che cazzo fare della loro vita, se volere più bene al babbo o alla mamma se fare l'università o un corso di massaggio hot stone therapy.
Soffrire a tal punto di anoressia significava diventare un tremendo biglietto da visita e identificarsi con la propria malattia. Provavo fastidio per questo disturbo alla moda che prediligeva brave ragazze borghesi che affliggeva principesse goffe che finivano schiantate in tunnel parigini, fotomodelle tossicopendenti e cleptomani, annunciatrici balbuzienti, veejay pubescenti in thirtmoschino, figlie di attrici famose che eccedevavo in iniezioni di botulino, gay efebici sottili come silfidi, cantanti di casa nostra indecise su che pezzo interpretare. L’anoressia era quasi un must da fashion victim con tutti i crismi, io invece non ero alla moda, ero passata, stanca quasi sapevo di naftlalina.
Sognavo che una malattia mi fulminasse a stretto giro di posta, ma niente, anche le ultime analisi del sangue erano negative, tutto era in ordine, il cancro se mi avesse vista in faccia si sarebbe spaventato lui per primo, magari il bastardo avrebbe atteso che mi innamorassi della vita per farmi toc toc sulla spalla.
Mi convincevo sempre più che l’eroina era meglio, di ero non si faceva più nessuno, o meglio, continuavano ad usarla quelli che non avevamo mai smesso. L’eroina era davvero impopolare, faceva cadere capelli e denti, ti rendeva una specie di olocausto su due gambe pieno di crosticine purulenti. I vecchi rocker, da sempre suoi sostenitori, avevano finito col prenderne le distanze, persino Lou reed non la inneggiava più e aveva smesso di aspettare il suo uomo con la bustina, ora invece la sua unica infrazione la doveva alla commistione tra yoga e yogurth.
Divorata dall’insonnia e dal freddo io ero già secca grigia e smunta senza mai aver toccato nulla ‘sembri un’eroinomane di lusso’ diceva Fabrizio il mio primo mentore primo Dio ed era il suo modo di farmi sapere ‘guarda che io resto in disparte ma lo so bambina mia’.
Era un amore esemplare il suo, Fabrizio non mi avrebbe mai aiutato ad uccidermi ma come nessuno poteva capire il senso del mio gesto.

postato da biancalaura, 08:28 | link | commenti (9)