TRADIMENTI E PUGNALI
Verso le 18 mi presentai al luogo dell’appuntamento ma non c’era ancora nessuno. Salutai il tecnico luci che già conoscevo. Più tardi arrivò il gruppo da intervistare su una espace dai vetri neri, iniziai qualche ripresa e attesi pazientemente con Bobo parlottando di musica e sorseggiando un po’ della sua birra. Il luogo era inconsueto: ci trovavamo in piena campagna in un’arena deserta con gradinate di cemento, il sole non si decideva a calare e il vento portava l’eco di una qualche balera lì vicino.
Da musicista quale ero avevo avuto immediatamente interesse per questa band fin dal suo esordio pur non essendo mai stata una fan, mi rendevo conto di trovarmi davanti ad un fenomeno di ‘rottura’ di notevole impatto. Il cantante possedeva una delle personalità più marcate del mondo musicale: o lo amavi o lo detestavi visceralmente. A differenza di altre situazioni questa mi toccava da vicino ancora di più: il discografico della band era lo stesso che un anno prima a Milano aveva steso un tappeto rosso al mio arrivo ‘Signorina, il maestro illustrissimo mi ha parlato delle sue composizioni musicali ed effettivamente lei ha un gran talento’ mi aveva detto con falso ossequio e dopo qualche giorno ad uno spettacolo dello stesso gruppo mi aveva offerto un cocktail colorato e mentre flirtava con la mia amica con le cosce di fuori mi diceva passando dal ‘Lei’ al ‘Tu’
‘Non ti preoccupare Christiane tu sarai una nostra artista e presto farai un disco per noi’ Lo avrei investito con un tir e ci sarei ripassata su in retromarcia. Mi faceva ridere il fatto che nei suoi sproloqui artistici avesse indicato il nome del leader di questa band il possibile produttore artistico e ricordarlo mi dava un leggero malessere. Poi invece tutto era scivolato velocemente giù dalle tubature dello scarico delle fogne e l’industria discografica aveva finito per pugnalarmi atrocemente sotto la doccia come in Psycho. ‘Sorry my dear ma non vediamo il prodotto sai com’è’
Eppure l’avevo messo in conto. Era il pipistrello che da anni mi stava accovacciato sulle spalle. Ogni tanto cambiava lato ma rimaneva sempre lì. Era successo. Ero stata tradita. A mente lucida cercavo di fare un esame di coscienza e capire dove avessi sbagliato…forse non mi ero impegnata abbastanza forse avevo dato troppo o troppo poco, forse non era il momento, forse non ero pronta. Forse avrei dovuto essere più indulgente con me stessa e dire ‘avanti, non collezionare un altro senso di colpa, hai fatto tutto quanto potevi, non è andata perché non doveva andare’. Ora che fare? La sconfitta di un tradimento lascia una ferita troppo profonda e primordiale. C’è da ricominciare da capo. La terra si era aperta sotto i piedi ingoiandomi in una voragine, un torrente di lava mi aveva impietrita e non ero nemmeno riuscita a fuggire per tempo. Eppure me lo dicevo, lo dicevo io, ma queste cose comunque si prendono male, non importa l’età chi come e dove. Il tradimento è un omicidio. Ero agonizzante. Crivellata da colpi a raffica sparati da un killer in un film pulp. Smembrata gocciolavo interiora e sangue. Pigramente suicida cercavo di non pensarci, di non soffermarmi sul mio presente né tantomeno sul mio futuro.
Trascinavo la mente lontano rimuovendo quanto la musica mi avesse tradita. L’estate 2001 avevo deposto gli archetti del mio quartetto, tagliato ogni ponticello con la scrittura, staccato tutte le corde della composizione, chiuso il leggìo del canto e bevendo acqua cloro e seropram dimenticavo il mio amore perduto e la sconfitta della mia musica. In più come se la sorte mi beffasse ero incaricata di intervistare musicisti che, a differenza mia, si erano affermati.
Quel pomeriggio la mia tensione era cresciuta anche perché sapevo che il cantante era noto per il comportamento ingestibile. La sua fama nelle cronache era aumentata da quando usciva con l’attrice più controversa del cinema italiano spostando inevitabilmente l’attenzione dal suo innegabile talento facendolo divenire un incredibile ‘poseur’ quasi una macchietta.
I rotocalchi si erano riempiti di foto di loro due nelle situazioni più azzardate e con le mise più eccentriche, addirittura alla radio nazionale due comici ne facevano le parodia.
Effettivamente guardandoli bene si somigliavano pure, stesso rossetto rosso, stesso pallore stesso modo di fare. Con mia sorpresa egli fu invece docile e gentile, sebbene lo avessi pregato di restare fermo durante l’intervista si fece inseguire con la telecamera in mano per prendersi gioco di me.