Com'era che ti chiamavo?pezzente?o cialtrone?
Eppure di uomini di merda ne era pieno il mondo e quell’estate sembravano tutti attraccare al mio porto.
Giulio mi cozzò contro in maniera maldestra. Era anch’egli assiduo del bar dove facevo colazione la mattina e qualche volta ci eravamo fermati a fare due chiacchiere ma di lui praticamente non sapevo niente.
Giulio era dotato di un aspetto che traeva in inganno. Di bei modi, abbastanza istruito e di educazione sommariamente generosa Giulio aveva una beltà espressiva e quasi sofferta, il pallore del viso e il languore dello sguardo rimandavano a certi dipinti rinascimentali facendo presagire all’interlocutore un’antica saggezza, aura che si disintegrava dopo pochi incontri per rivelare una zucchetta vuota vuota come quei colorati gingilli sonanti che si danno ai neonati per intrattenerli.
Ecco. Giulio aveva la zucca vuota.
Il giorno che sua moglie dopo anni di onorato servizio gli diede il ben servito Giulio mi venne a cercare e vuotò il sacco.
Non ho mai capito perché lo fece, forse per solitudine perché Giulio ed io non potevamo incastrarci in alcun modo.
La ex moglie, presso il cui padre notaio il nostro eroe lavorava, lo aveva mollato bellamente per mettersi con un più fascinoso pittore squattrinato. Il povero Giulio non riusciva a farsene una ragione. In un colpo solo aveva perso la donna e gli agi dell’essere lo sposo della contessina dell’atto notarile .
Eh già perché il nostro era di belle speranze.
Essendo di origini modeste Giulio aveva il cruccio di essere figlio di operai e di non aver neppure conseguito la tanto agognata laurea. Lo spauracchio delle insicurezze che queste mancanze gli causavano era sempre in agguato. Negli anni Giulio aveva fatto i conti senza l’oste.
Onesto e gran lavoratore era diventato il braccio destro del suocero che, non avendo figli maschi, già aveva idealmente ipotecato lo studio in nome dei due sposini. Vestito firmato da capo a piè mentre il nostro Giulio si dava da fare per realizzarsi e ripulirsi dall’odore di morchia e bulloni parimenti sua moglie si dava da fare con il maledetto dei pitturini ad olio.
Per un periodo di tempo a Giulio fu davvero concesso il lusso di non capire un cazzo.
La sera stessa della consacrazione della loro rottura Giulio ed io uscimmo sbronzandoci io in realtà più per fargli compagnia che per una naturale propensione all’alcool.
Dopo le sue lagne, l’autocommiserazione e qualche effusione ad un certo punto della serata mi chiese di fargli un pompino pretesa che a dire il vero mi sembrò andare un po’ oltre il limite della normale consolazione per la quale potevo operarmi con generosità.
Il dolore provato non gli aveva fatto scendere il testosterone anzi insieme a qualcos’altro glielo aveva fatto pure alzare mentre a me era salita invece solo la valvola del piloro nell’esofago.
Alla sua richiesta in risposta gli vomitai in auto tutta notte la mistura di superalcolici che avevo ingollato. Al bel capitato non rimase che reggermi capelli e fronte.
Giulio era un principiante della conquista un vero e proprio cialtrone del sentimento.
A differenza di altri non era un fine conoscitore della natura umana e tantomeno di quella femminile. Troppo occupato a farsi una posizione non aveva ancora capito come girava il mondo e cozzandomi contro iniziò a crearmi problemi.
Maldestro sognatore e inopportuno come il pompino che mi aveva chiesto, faceva l’amico per poi scivolare a letto ma dicendo che non se la sentiva di avere una storia ‘perché sei troppo complicata’ se poi gli chiedevi solo sesso lui faceva il sentimentale comportandosi come neppure l’Julio Iglesias di ‘Sono un pirata sono un signore’.
Ma a dispetto del grande amatore ispanico non era neppure un pirata e tantomeno era capace di vendere un sogno da due lire, insomma frequentare Giulio era inutile, non era buono a nulla, troppo attempato per essere ingenuo e troppo limitato per essere scaltro.
Totalmente dominato dalla voglia di riscatto dalla sua condizione doveva aver pensato non valesse troppo la pena immischiarsi con la tanto gentile onesta e nervrotica Cristiane. Ci frequentammo per qualche tempo fino a quando mi accorsi dell’inutilità del bellimbusto e sminchiata dai suoi tiri e molla con un calcetto lo allontanai come si scalciano quei cagnetti che proprio in campagna ti infastidiscono abbaiando facendo chiasso e girandoti attorno.
Giulio per nulla affranto si mise in cerca di colei che davvero avrebbe rappresentato agli occhi di tutti il simbolo di una possibile rivalsa.
Fu così che dopo qualche mese il nostro eroe perdeva la rosa dei venti per la Adriana la bella romana attenmpata e proprietaria di un’oreficeria con l’attico in centro e il mercedes cabrio. La romana, in preda ad una noia esistenziale di mezza estate, accalappiò la pur sempre facile preda anche perché in mancanza di un cavallo trotta anche l’asino e qui facilmente si può intuire chi fosse il quadrupede. Esibita la sua fiammante terza fresca di chirurgo in poche settimane come il Bianconiglio la virago fece trottare un po’ l’asino nella Roma della dolce vita, poi la bella l’asino e il calesse se ne andarono a fare una vacanzina estiva a Miami. L’imberbe che seppure Paul Smith da capo a piede sempre figlio di operai era, fiutato qualcosa che non sapesse di tornio ma che odorasse di coca bacardi e martini si convinse di aver scacciato finalmente i fantasmi dell’officina e di quei benedetti esami non dati. Ora finalmente poteva camminare per la città a testa alta. Infatti dopo aver esibito la cavallona ingioellata e i suoi completi Galliano prese in affitto un attico in centro un po’ al di sopra delle sue possibilità. Dopo poco tempo fu scaricato da Adriana la romana con nonchalance.
‘Lasciami il tempo di gestire un altro rapporto che ho….’ Gli aveva detto.
L’estate per Adriana la romana era finita già con la rugiada di S. Giovanni.
La figlia del notaio nel lasciarlo gli aveva detto ‘Tu sei il RE dei cazzoni’
Io gli avevo semplicemente scritto ‘Sei una persona inutile’.
Almeno la ex aveva avuto il buon cuore di attribuirgli un titolo nobiliare quello di cui il nostro scemo del villaggio aveva sempre voluto fregiarsi.