[bianca]
>una vita trasparente<
 



mercoledì, dicembre 22, 2004

FESTA MESTA

Caro F., apprendo del decesso del tuo collega sig Scuretti, del quale ero una grande ammiratrice e mi chiedo,

con un certo rammarico, come mai tu invece sia ancora in vita.



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martedì, dicembre 14, 2004

SANTA LUCIA

Si era sottoposta a quella prova di coraggio prima di Natale, prima che i suoi genitori porgendole amorevolmente una fetta di panettone candito si potessero accorgere che la loro figlia single dall’identità birichina che 12 anni prima aveva fatto le valigie andandosene da casa, magrolina pulita e soldatina in realtà aveva in bocca il segno della violenza contro se stessa. Questo buco inumano che si era fatta sulla lingua serviva a punire la stessa per aver sempre parlato ed espresso il suo pensiero, per aver detto sempre la verità, per non aver taciuto o per averlo fatto quando non doveva e soprattutto per aver cantato o per aver desiderato di farlo.

Voleva che il suo addio alla musica fosse segnato sul corpo in modo che fosse evidente, che costituisse parte di un’uniforme un segno di riconoscimento, il marchio delle streghe, degli ebrei deportati, degli indiani d’America, dei segnati da Dio, degli untori, di qualsiasi appartenente ad una tribù.

Nel 1995 a Londra aveva perforato l’ombelico e quella permanenza o fuga in Inghilterra aveva segnato un passo decisivo e importante verso il primo consapevole distacco. Il giorno di Santa Lucia, la santa che nel martirio preferì farsi cavare gli occhi piuttosto che rinnegare la propria fede, si era fatta bucare la lingua.

Le immagini del martirio cristiano piene di passione l'avevano sempre attirata esercitando su di lei un fascino ambiguo fatto di repulsione e ribrezzo ma di forte moto interno, da sempre ne ammirava il coraggio e la fierezza, la capacità di sopportare con alterigia le prove più difficili, la carne, il fuoco, le belve nelle arene. Era il 13 dicembre. Immaginava uno sketch ambientato in una cucina di pino svedese e tovagliette a ricamini tirolesi: “Cosa ti ha portato S. Lucia mia cara?” Un buco in bocca.

postato da biancalaura, 14:01 | link | commenti (22)

martedì, dicembre 07, 2004

La magie du theatre

Era l’estate del 2000 quando pil lo ziglio manlio ed io passammo la selezione per quel barbiere di siviglia all’aperto. portavo un caschetto di capelli che da biondi stavano cercando di diventare castani e ricordo che facevo la spola tra XX e Bologna la sera, la casa di via massarenti e quella di mia cugina un inutile e doloroso andare avanti e indietro…il movimento sembrava ingannare l’attesa.dicevo questo barbiere all’aperto.ricordo uno scheletro in plastica e io che fuori scena facevo finta di averci degli amplessi ‘la bianca l’han presa per fare la controfigura allo scheletro…’ Io che dileggiavo il mio ex, un pianista rossiccio con gli occhialetti e lo spartito sotto al braccio e ricordo le frasi al suo indirizzo che, grazie alle malelingue froce, finirono in bocca alla lula e a platinette, le note dell’amore…la do, mi do, si fa, fa re si, e noi a cantargliele per sfregio e a lasciargli bigliettini sul piano. Che orrendo barbiere quella messa in scena….una delle peggori di cui abbia memoria. Un abitone con un corpetto damascato che su di pareva un tappetino persiano sapete sono costumi orginali dell’epoca’ l’epoca de me cojoni volevo dire.

Il regista un tale Bruno di francia che non ricordo più ci aveva imposto un piano prove-luci e visto che non si poteva rifiutare e visto che le prove luci di uno spettacolo all’aperto si fanno rigorosamente di notte proponemmo di farle insieme, io Pil e manlio. E dopo una prova a mezzanotte l’ora dei vampiri e di dra cula dra cula cha cha cha vam p iro dal nero mante llo

iniziammo la prova ignari di quanto ci attendesse. 5 ore in piedi a patire il freddo e il gelo di una serata d’estate e noi che di pomeriggio eravamo arrivate in canotta e ciabattine battevamo i denti dalla fame-sonno-e-freddo. I pipistrelli si aggiravavano appollaidandosi tra le inferriate delle americane piazzate sul palco e noi a dar fondo al barile delle scemenze. I macchinisti a mangiare maccheroni dentro piatti di plastica sbucati non so neanche da dove e noi guai ad allontanarci che a quell’ora anche i bar della piazza erano chiusi. Quella piazza mi sembrò davvero una specie di lager. Non so come trascorsero quelle cinque ore ma alla fine albeggiava da lontano mentre io saltellavo da un piede all’altro cercando di procurarmi calore e il regista e l’altro stronzo light designer da lontano parevano menarselo per la goduria di sperimentare con tutte le varianti possibili in fatto di illuminazione.

‘parce que la lusce….tu comprende, l’emportance de la lusce eh? ‘ ci biascicava quel misto di froncoitalo al microfono comodamente seduto da lontano il registra con occhi spalmati come fossero occhi di bue i miei fritti e rifritti e tenuti su da stecche di balena ingoiavo sbadigli ‘parce que la lusce est la magie du theatre…..’ ebbe la faccia di dirci

‘maestro, capisci l’italiano?ma vafanculo và’

postato da biancalaura, 13:47 | link | commenti (15)

lunedì, dicembre 06, 2004

audizione per Barbiere di Siviglia di Rossini

oggi ore 16.00 presso noto teatro di tradizione della bella italietta....

postato da biancalaura, 12:56 | link | commenti (3)

giovedì, dicembre 02, 2004

LA STUPENDA (PARTE SECONDA)

 

Davanti condiscendenti dicevamo ‘ah si, hum sì, certo’ ma dietro scuotevamo il capo ‘la Stupe è dei nostri’ .  Il giovedì dopo una noiosissima prova in teatro 15-18 20-23 decidemmo di andare a ballare, giovedì sera gay andavamo tutti,  per  la Stupe era la prima volta ma poteva fermarsi a dormire a casa mia  ‘ho un letto matrimoniale: puoi dormire da me’. La Stupe non sembrava preoccuparsi o imbarazzarsi. Dal mio canto  ero abituata a queste promiscuità anche se non ne facevo un’abitudine.

Nel pomeriggio una bufera di neve interruppe bruscamente i nostri sogni di lustrini parrucche e unghie finte  e così Stupe ed io  ci trovammo a mezzanotte nella mia dimora, doccia,  termocoperta accesa, pasticca,  i tappi nelle orecchie e mi raggomitolai sotto le lenzuola.

Il tempo di dire due commenti sulla neve che sicuramente l’indomani ci  avrebbe costretto   a casa,  i treni che non vanno, il freddo che ora in teatro domani ah sì è vero peccato stasera l’hyppo, ma dai ci andiamo un’altra volta etc etc e scivolo in un sonno profondo.

L’indomani mattina l’idea di uscire dal letto non mi sfiorava neppure, mi voltai dall’altra parte e spensi la sveglia che aveva osato disturbare il mio sonno.

Mi riaddormentai serena ma ben presto ad intersecarsi con la beatitudine del  mio sonno fu la sensazione precisa e netta di un tepore  che mi avvolgeva…un calduccio  fisico ed era la Stupe che probabilmente nel sonno mi era finito  contro.  Richiusi gli occhi e ripresi il mio amore per Morfeo dove l’avevo  lasciato. E di nuovo una sensazione di calore e quasi di una scossa, un tremito che partendo dall’alto della mia spina dorsale si esauriva verso il basso. La scossa diventava sempre più percepibile per divenire articolata in ben cinque piccoli movimenti cinque dita che lievemente passavano dalla mia pancia ai miei fianchi. Una mano che finiva per posarsi sul mio culo senza tanti complimenti.

“Ma che stai facendo…..” gli dissi. Si accostò maggiormente a me strusciandosi contro la mia schiena e fu inevitabile che mi accorsi che mi omaggiava di un’impensata erezione che cercava posto.

La stupe mugolò che non era abituato ad avere una donna nel letto e che gli piacevo parecchio….dentro me pensai che in quelle condizioni avrebbe detto  lo stesso anche ad un termosifone.

“Non mi sembra il caso…” e gelai la stupe,  gay per errore  e ragazzino narcisetto che si atteggiava perché faceva fico.  Ripensai a certi suoi discorsi di finta vulnerabilità

”…sono uno romantico… di altri tempi….”e capivo che non aveva idea di quello che diceva.

Mi  riaddormentai pensando che se non ci avevo scopato era proprio per queste frasi. Non avesse detto nulla giuro che me lo sarei chiavato, ma così no.

Insomma non esisteva decenza alcuna.

postato da biancalaura, 13:03 | link | commenti (18)