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lunedì, novembre 29, 2004
LA STUPENDA (PARTE PRIMA)
A novembre iniziarono le audizioni per la prima opera della stagione e passai la selezione. Tutti i pomeriggi e le sere ero in teatro. In quell’ambiente si incontrava gente davvero strana. Tra i cantanti, i coristi, i registi, i parrucchieri e truccatori, i costumisti, gli orchestrali i direttori e i mimi la lirica era un vivace crocevia del passaggio di individui dalle più bizzarre inclinazioni. Tra tanti quell’inverno la Stupenda si fece identificare immediatamente come tale il giorno dell’audizione in teatro con i suoi capelli a paggio biondo cenere che arrivavano fin sulle orecchie, il pallore delicato e lineamenti di porcellana. Le ciglia sottili e arcuate incorniciavano occhi azzurri e acquosi dal preciso taglio affusolato. La pelle del viso magro tesa e liscia come lisci e spensierati erano i suoi 22 anni. Una fisionomia striminzita dentro golfini ‘70 strettissimi e jeans vita bassa con scarpe da ginnastica. La “Stupe” passò la selezione e seppure come riserva iniziò a lavorare all’allestimento del Marin Falliero di Donizzetti.
La Stupe all’inizio stava in disparte e parlava poco, le sue delicate mossette però iniziarono ad essere argomento di gran bisbiglio sui palchi del Teatro XXX durante le lunghe attese. Commentavamo la mano con la quale sosteneva il mento quando sedeva, le anche che spingeva a lato quando stava in piedi e il capo che inclinava con sdegno. La stupe era al terzo anno di psicologia, facoltà risaputamene frequentata da donne e gay. Di sé parlava ben poco.
Il regista non aveva idea di che farci fare e noi non facevamo nulla: eravamo a disposizione caso mai una ventata di quel gelido dicembre gli avesse regalato qualche idea per lo meno degna di nota e che risaltasse in quello squallido ponte di tangenziale che doveva assomigliare ad uno squarcio di Venezia del 1300. I più ginnici, Cigna, Andre ed io ovvero da sempre il trio momix della bassa si mettevano a fare ginnastica e stretching per cercare di dare un senso a quelle ore perse. Dietro la scenografia al buio ci contorcevamo in pose da kamasutra.
Pilli dormiva sul letto che occorreva alla soprano nel secondo atto ma che per il momento era adagiato in quinta. Mentre noi tre ci allenavamo suscitando la curiosità e la compassione dei macchinisti, Andre raccontava le sue performance sessuali con naturalezza e brio. Ci sciogliemmo davanti al racconto di quel coito esaltante intrattenuto con il muratore bresciano che durante l’amplesso bestemmiava nel suo idioma. Andre ce ne fece l’imitazione con precisione di mimica e pronuncia e proseguì abbandonandosi al ricordo di quando scaraventato fuori dall’auto si accorse di non avere più i seni e che dalle dita mancava all’appello l’unghia finta laccata di rosso del dito medio finita chissà come in un orifizio del torello bresciano.
Noi eravamo in deliquio e davanti a questi racconti che la Stupe assimilava con qualche rossore noi ridevamo sguaiati….ma ormai le nostre orecchie avevano ascoltato ogni possibile oltre.
La Stupe rideva con noi e alle nostre domande rispondendo evasivamente abbozzando accenni di storie con partner fantasma ma tanto la Stupe non era di questa città e tutto poteva essere…
”Sono una persona romantica di altri tempi….e mi faccio sempre fregare…”diceva con un filo di voce…..”c’è una ragazza che mi corteggia ed è molto innamorata di me ma io non me la sento di andarci così….le farei solo del male….” (CONTINUA....)
postato da biancalaura, 13:17 | link | commenti (15)
lunedì, novembre 22, 2004
VENEZIA MI RICORDA ISTINTIVAMENTE ISTAMBUL
Sul treno che portava a Venezia, c’erano scompartimenti pieni di umanità talmente fastidiosa che decisi di accomodarmi nel vagone ristorante e restare lì. Quando viaggiavo in treno durante il tragitto mi imbruttivo. Partivo carina e arrivavo un cesso. Diventavo orrenda. Il dondolio mi provocava sonnolenza la mia faccia nel frattempo si dilatava gonfiandosi come un pallone. I miei occhi si rimpicciolivano come formiche e cambiavano persino colore scurendosi. I capelli da composti e lisci sulle spalle prendevano ad arricciarsi, il colore da bruno diventava verdastro, le rughe che dal naso partivano per biforcarsi verso la bocca si approfondivano, i denti diventavano piccoli e seghettati, il colorito della mia pelle sembrava giallastro come in un delirio di Cronemberg.
‘Perché questi viaggi?Milano come Bologna Venezia o Londra? E se stasera lasciassi perdere le domande e ubriaca o fumata o drogata o entrambi mi perdessi. Quando potrò trasformarmi finalmente in Kit del Te nel deserto che sconvolta dalla morte del suo uomo si lascia stordire di morte passione e sabbia tra le braccia di un tuareg?’ mi domandavo.
Il filmato che ci vede protagonisti nella laguna parte con un’inquadratura di me da sola nello scompartimento, stella di David al collo, canotta con bretelline sottili e scarpe rosse tempestate di strass. Si chiude con la partenza.
Era stato impossibile non farsi travolgere da Venezia.
La città apparentemente sembrava non aver nulla da spartire con due come noi, chiassosa e fastidiosa di giorno con quel rigurgito di turisti stranieri sciatti grassi e scottati che ciabattavano sudati sui ponti.
La gente come vomito si immetteva smarrita per le calli come formiche impazzite in un formicaio per poi sboccare in piazza S Marco infestata di piccioni. La città trasudava vecchiaia nonostante il suo pulsare giornaliero.
Come allo scoccare di un immaginario coprifuoco la sera trovava i turisti esausti e Venezia tornava padrona e signora della sua decadenza spogliandosi di quella orda.
Avevamo potuto girare la notte bisbigliando e urlando sedendoci per terra lasciando i piedi penzolare quasi fino in acqua permettendoci anche di non trovare la via del ritorno concedendomi il lusso di lasciarmi accompagnare da questo seduttore che ora rideva, mi guardava e sorrideva offrendomi pure una rosa.
La Vhs da un paio di ore si chiude con una ripresa in stazione S. Lucia. Agli sportelli c’era una fila lunghissima. Gli avevo messo in mano una manciata di soldi affinché potesse servirsi della biglietteria automatica e partire subito.
‘Non perdere tempo, corri che il treno parte’ gli avevo detto.
Era un mio modo di mandarlo via perché non avrei sopportato il balletto dei saluti degli abbracci e dei baci evitando di chiederci se ci saremmo rivisti o meno. Se devi sparire e non devo rivederti più, se sono stata per te una conquista ennesima, se non mi metti nella condizione di poter scegliere allora affrettati e va’ via subito’
Se devi morire muori ora.
Darsi tutto dirsi tutto e addio.
postato da biancalaura, 13:49 | link | commenti (14)
mercoledì, novembre 17, 2004
uomini e topi
Vorrei non dover scrivere queste cose e mi piacerebbe far finta di niente e con cinismo cercare di trarre dalla nostra conoscenza i benefici anche piccoli che essa mi può offrire come ad esempio la corsia preferenziale presso la Bompiani, ma tu sai che non sono così. Con te sono sempre stata sincera e disinteressata e tutto quello che ho fatto con te e per te, dal venire a trovarti alle piccole carinerie, l'ho fatto in sincerità e senza alcuna pretesa, non c'è bisogno di specificarlo perchè già lo sai altrimenti non mi avresti frequentata. E sono sempre stata certa che nei miei confronti tu abbia nutrito simpatia e un 'attaccamento' sincero che andava oltre alla mia presenza annoverata in quella comoda schiera di persone che compongono un potenziale e ideale pubblico e che possono sempre tornare utili e comode. Se non fossi stata sicura di questa cosa, che in parte mi hai ampiamente dimostrato con gesti a volte anche sorprendenti, non ti avrei frequentato.
Però ultimamente non ne sono più tanto convinta. Nel dirtelo rischio di urtarti e di essere mandata al diavolo ma è un rischio che corro in nome della sincerità che ci siamo sempre dati. Non mi fraintendere, non parlo di me come 'donna' o come 'amica/amichetta' ma parlo della mia persona. Penso che un rapporto qualsiasi esso sia si debba basare sulla reciprocità che magari può non essere sempre bilanciatissima a livello qualitativo e quantitativo ma credo debba esistere come presupposto necessario. Per non avere un mondo fatto di idoli e di fans.
Mi dispiace notare che da sempre i nostri incontri più distesi e intimi (come qualità intendo) sono avvenuti sempre con le modalità e nei tempi decisi da te. Per un po' mi è parso ovvio favorirti e rimanere a lato con discrezione e azzerando le mie pretese per gli impegni che hai che non ti permettono perdite di tempo. A te come a tutti però.
Ultimamente però mi pare che da parte tua manchi davvero la voglia e la volontà di 'incontrarsi' e io capisco i tuoi impegni i tuoi amori capisco tutto ma la serie di appuntamenti proposti da me andati a vuoto all'ultimo minuto è diventata troppo lunga ed è sempre più difficile per me chiederti di vederci nuovamente anche solo per evitarti l'imbrazzo di cercare scuse e di doverti giustificare. Se davvero ogni cosa sempre in ogni momento viene prima di me è un imbarazzo che vorrei evitare ad entrambi.
Non sto attraversando un momento felice e non è certo colpa tua e forse questo contribuisce a rendermi più sensibile non so però io non mi sento più di proseguire con queste modalità e sento che come conseguenza il rapporto rischia di sfilacciarsi per trasformarsi in una superficiale conoscenza dalla quale magari sperare di trarre vantaggi e diventare come le tue fans-amiche che sprecano le lodi su ogni cosa che dici e fai proiettando su di te le loro fantasie.
Probabilmente sono io ad essere troppo fragile e mi auguro che la tua logica dell'altro pomeriggio 'intanto vivo oggi' non finisca per darti torto. So che nel turbinio del lavoro, dell'inseguire tante cose si possono smarrire importanti punti di riferimento e non mi erigo certo a rappresentarne uno per te tutt'altro.
Io non so che dire, è chiaro che non desidero riavvicinamenti forzati o presenze coatte ma sono certa che troverai tu il modo di dimostrarmi che hai riflettuto su quanto ti sto dicendo, a modo tuo, coi tuoi tempi e con il tuoi mezzi e forse ancora una volta riuscendo a sorprendermi.
postato da biancalaura, 13:26 | link | commenti (20)
giovedì, novembre 11, 2004
LE CHIAVI DI CASA
Secondo l'indagine di Shynistat le chiavi di accesso al mio blog sono le seguenti:
vaginone urina bianca
"gymnopedie n.5" 'perizoma a vista"
"vita trasparente" 246/1938
abbonamento tv autoreggenti senza mutande
bolle roberto foto calendario avvocatesse
carro tirato da pelo di figa ciabatte penelope cruz cinematografia massonica
definizione pompino depilato indossare collant
disegni con scarpe rosse figa impestata
filumena marturano diritto foto avvocatesse
foto stivali tacco a scivolo frocia travesta
gravidanza isterica i teatrini & bisbetica
istruttore della palestra scopa l'infermiera col perizoma
la fica di mia zia legge 246/1938
lesbica porca splinder matteo garrone mutande
milano scarpe numeri alti mutandine vita bassissima
neocromaton norah jones lesbica
paola pilli trans donne ottentotte
piede con collant
porcellina stivali or stivale or stivaletto or stivaletti
primo pompino a tredici anni
rdl 246/1938 sally bowels
sara fa un pompino sorcona
sottoveste trasparente spese per ipotecare la casa
stivali e microgonna
postato da biancalaura, 09:16 | link | commenti (28)
mercoledì, novembre 10, 2004
PICCOLO ALBUM DELLE FIGURINE DI MERDA
Caro Andrea,
so che di recente è stato il tuo compleanno, lo ricordo perché pochi giorni dopo il tuo c’è il mio.
Ho pensato di pregiarti dunque di una mia creazione esclusiva, allietando il bambino che c’è in te con questo ludico ‘Piccolo album delle figurine di merda’ una specie di enciclopedia-bestiario portatile che ti solleverà da gravose questioni di ordine estetico, morale ed etico che incontrerai per la tua via…...
Conoscendo il tuo lato un po’ kitch (il mio è stato coltivato con estrema cura in questi mesi) non mancherai di gradire questo pensiero studiato e messo a punto solo per te in un esemplare unico che ti invidieranno tutti e spero che la speciosità dell' oggetto, insieme alla sua indubbia utilità, mi renderà certamente protagonista nel tuo cuore e baricentro dei tuoi pensieri tutti.
postato da biancalaura, 13:13 | link | commenti (6)
venerdì, novembre 05, 2004
S P E T T A C O L O
Qualche tempo prima ero stata legata ad una persona che, immediatamente dopo ottenuto un certo successo in campo musicale, aveva perso il contatto con la realtà, finendo per lasciarmi addosso un disgusto difficilmente dimenticabile. Se mi avessero chiesto quali, a mio dire, erano stati i motivi del suo declino artistico e come mai, il suo ultimo disco non aveva venduto neanche una copia con semplicità avrei risposto: ‘perché è brutto’
Ed era brutto quanto lui e lui era brutto fuori quanto lo era dentro.
Era così brutto che non sapevo da che lato guardarlo tanto che per affrontarlo dovevo ubriacarmi.
Era così brutto insolente e ignorante e già una di queste cose in quella dose era sufficiente.
Era stupefacente il modo in cui riuscisse a trattarmi male, rimanevo attonita sebbene non gli avessi fatto niente era sempre gratuitamente aggressivo con me. Non riusciva neppure più a ferirmi. Quello che più mi faceva incazzare era l’inverosimiglianza dei suoi testi piagnucolosi nel raccontare storie di donne che lo avevano tradito e abbandonato. Tutte le volte era una sfida per me vedere fino a che punto poteva arrivare. Trattenevo il respiro e affrontavo la mia prova di coraggio. Lo chiamavo ed era presuntuoso e pieno di sé. Non aveva mai accettato alcun consiglio, non mi aveva dato retta. Ora al telefono pigolava che non stava bene, che le cose gli stavano andando male, che nessuno se lo stava filando più. Nel sentire quello che diceva non avevo provato nulla. ‘Ho un concerto a Firenze vieni?’ Avevo risposto di no. Il suo disco non aveva venduto neanche una copia, il suo management non gli faceva più neanche da ufficio stampa. Era stato mollato da tutti. Finito. Da tempo aspettavo che succedesse perché ciò che aveva avuto non lo meritava affatto e perciò era destinato a finire. Non ne era all’altezza né artisticamente nè umanamente. Fingeva umiltà ed era solo brutto e presuntuoso come solo gli ignoranti possono essere. “Quelli come te hanno le gambette corte” dicevo tra i denti sibilando come un serpente ogni volta che mettevo giù il telefono. Vedendolo affogare gli avrei lanciato un salvagente bucato.
Ora non sapeva che spettacolo per me rimanere affacciata alla finestra a osservarlo. Lo spettacolo nello spettacolo.
postato da biancalaura, 12:57 | link | commenti (31)
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