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martedì, agosto 21, 2007
NON CREDO PROPRIO
Non era facile individuare se anche l’uomo che avevo di fronte soffriva delle debolezze appena descritte o se piuttosto era uno che amava concedersi sogni rosa come rosa era la rosa che mi aveva regalato alle due della notte in piazza a Venezia, tenendomi per un braccio e ridendo ogni volta che le mie scarpine d’argento incespicavano nei gradini.
‘Hai anche tu la stella di David al collo…’ mi chiese il tastierista della band romana di grido offrendomi un calice di champagne guardandomi dritto negli occhi
‘Si, ho un po’ di sangue giudeo’
‘Ma tu ed io non ci siamo già incontrati?
‘No, non credo’
‘tramite R…..forse’
‘No, non credo proprio’
Alcune persone con carenza di autostima adorano avere a che fare con chi ha successo per ricavarne benefici di qualche genere o anche solo per ottenere un gradevole e rassicurante effetto specchio specchio delle mie brame. Per questo nel mondo dello spettacolo si impara in fretta a frapporre barriere difensive, diventa una necessità altrimenti la gente, spesso irrispettosa della tua intimità, ti inonda di richieste di ogni tipo.
Ad una cena il figlio del cantautore anarchico aveva parlato solo con me informandosi prima sul mio conto. Mi meravigliò citando i miei excursus artistici.
‘Ti stai avvicinando fisicamente un po’ troppo potrei malinterpretarlo’ gli dissi
‘Sei fidanzata con lui?’ mi chiese sebbene sapesse che il mio accompagnatore non fosse il mio amante
‘sono fidanzata con un omosessuale’
Col senno di poi capisco solo ora certi atteggiamenti prevenuti di chiusura che A. aveva tenuto nei miei confronti. Manteneva sempre una fredda distanza tra sé e le persone che lo circondavano e sembrava non necessitare di contatti umani troppo profondi. Bastava a sé stesso. La sua fantasia lo nutriva e solo ogni tanto quando gli pareva apriva uno spiraglio. Sospetto possedesse una certa anaffettività, singolare timidezza o ritrosia che forse producevano una falsa impressione. Oscillava tra il giocare a fare l’androide, il robottino post human e il dissimulare qualsiasi necessità affettiva.
postato da biancalaura, 07:53 | link | commenti (4)
martedì, agosto 07, 2007
FAME INSAZIABILE: CHIODO FISSO
Le ammiratrici, attribuendo ai loro idoli fantasie che ben poco hanno a che vedere con la realtà, sono disposte a tutto per avvicinarli ed intrattenere con loro una qualche minima relazione sessual sentimentale, erotizzate soprattutto da quel desiderio di principe azzurro che fa loro ignorare il bravo ragazzo della porta accanto conferendo invece all’idolo una specie di fallo magico.
Il batterista del jazzista del momento insiste perché io rimanga con lui dopo il concerto
‘Sono con un’amica voglio ballare con lei’ rispondo
‘dai, rimani qui ….ma dopo che fai perché non ci vediamo’
‘io non sono una fan…’
‘si, lo so appunto’
‘la gente dello spettacolo non mi piace per convincermi devi darti parecchio da fare’
Chi ha questo potere si vede generosamente offrire cabaret di pasticcini da consumare a piacimento, perché limitarsi a mangiare unicamente babà al rum ogni giorno quando si può assaggiare, sbocconcellare, smozzicare, mordicchiare e poi sputare, inghiottire senza gustare, gustare ma non mangiare, mangiare e vomitare di tutto senza impegno alcuno, senza senso di colpa, senza nausea, senza indigestione, senza ingrassare, senza stare male, senza mai un’orticaria, senza pensare alla fame nel mondo? Non tutti venivano colti da questa frenesia sessuale ma la maggior parte subiva una vera e propria regressione che sfociava nella più totale e incondizionata promiscuità. Io stessa, che da anni bazzicavo nell’ambiente dello spettacolo, ero stata testimone di questo smodato appetito sessuale. Una specie di bulimia che sembra collegare idealmente cazzo e bocca. Fame insaziabile: chiodo fisso. Chiodo dopo chiodo, una logica ermetica niente affatto uterina.
Il cantautore della musica ribelle manda un messaggio ad un amico in comune
‘senti ma quella tua amica…..è cosa fattibile?’
postato da biancalaura, 08:22 | link | commenti (2)
mercoledì, agosto 01, 2007
SEX DRUGS AND ROCK N ROLL
L’assioma sex drugs and rock’n roll non l’ho inventato io e di certo chi l’ha così saggiamente sintetizzato non descrive un falso mito. Porsi all’attenzione di un pubblico, su di un palco, su uno schermo, un campo sportivo come su una scrivania imponente, automaticamente mette al centro della proiezione dei desideri più nascosti della gente.
Solo una persona molto equilibrata non finisce con approfittare di questa situazione. In un senso come in un altro.
Spesso la notorietà e il successo in giovane età arresta il processo di sviluppo dell’individuo perpetuando un egocentrismo sterile smanioso di attenzioni. Ma il gioco vale la candela, certo. La contropartita in termini di soddisfazione è troppo alta ma gli effetti sulla psiche il più delle volte sono disastrosi.
Non è raro che un soggetto che soffre di gravi insicurezze di fondo finisca per perdere il contatto con la realtà e costruirsi un falso sé arrogante e presuntuoso.
Chi tendenzialmente è portato allo stordimento sarà facilitato a sviluppare questa inclinazione grazie alla profusione delle sostanze stupefacenti, all’idolatria dell’eccesso e all’allure decadente che vuole l’artista pazzo rovinato e maledetto e mai salutista metodico e studioso.
L’uomo che prima di allora era stato una persona tranquilla, una volta ottenuta una minima notorietà, si vede attribuire un fascino mai prima di allora posseduto di cui soprattutto i maschi si servono per placare antiche ansie di conquista mai risolte.
Le persone attorno non ti contraddicono mai spesso solo per interesse e per loro vai sempre bene sei splendido e meraviglioso e tutto ti è permesso finchè sei famoso e apprezzato. Ti puoi regalare come vuoi, puoi costruirti tutte le volte un’identità diversa. Puoi manipolare le persone concedendoti o meno. Cazzo la vita se sei famoso è proprio una passeggiata. Finchè il talento e la lucidità ti sorreggono tutto va’ a meraviglia. Quando qualcosa inizia a non funzionare più allora sono guai.
‘Ma lo sai a chi assomigli?’mi chiese il cantante dei T. al telefono
‘non saprei….me ne dicono tante….’
‘in certi tuoi atteggiamenti e poi il viso….mi ricordi proprio A’
‘non sei il primo che me lo dice…Quando ci vediamo per un caffè o adesso frequenti solo quelle della tv come fa il tuo chitarrista?’ gli chiesi
‘ma se ci vediamo io e te facciamo sesso’ abbozzò
‘allora vai da quelle della tv’ tagliai corto
postato da biancalaura, 17:55 | link | commenti (3)
giovedì, luglio 26, 2007
AVERE SUCCESSO
Era inutile girarci attorno: A. non era una persona come le altre. Non ero io a formulare parametri sebbene egli cercasse di sfuggirli con tutti i suoi sforzi. Si era ritrovato appena più che ventenne ad ‘avere successo’ e di conseguenza ad essere ‘qualcuno’. Questo, da sempre fa la differenza.
La popolarità a quell’età può fare lo stesso effetto di un’overdose di stupefacenti grazie alla quale si scampa alla morte per il rotolo della cuffia. Un’ondata che ti travolge. Una figata pazzesca. All’improvviso tutto ti cambia irrimediabilmente. Nonostante apparisse sempre tranquillo nella sua speciosità tuttavia non ero convinta del fatto che il successo e la notorietà nel corso di quegli anni non gli avesse mutato il modo di percepirsi e di percepire gli altri.
Solo in rarissimi momenti e sempre con le modalità che voleva lui ti permetteva di avvicinarti. Viveva alla giornata i suoi amori e le situazioni che si presentavano di volta in volta senza cercare nulla.
Probabilmente la sua era stata la storia di tutti, l’innamoramento, l’amore, la sua fine la delusione.
Suppongo che così fosse molto più facile. Non potevo dargli torto.
postato da biancalaura, 13:58 | link | commenti (1)
giovedì, luglio 05, 2007
Se devi morire muori ora
Era stato impossibile non farsi travolgere da Venezia.
La città apparentemente sembrava non aver nulla da spartire con due come noi, chiassosa e fastidiosa di giorno con quel rigurgito di turisti stranieri sciatti grassi e scottati che ciabattavano sudati sui ponti.
La gente come vomito si immetteva smarrita per le calli come formiche impazzite in un formicaio per poi sboccare in piazza S Marco infestata di piccioni. La città trasudava vecchiaia nonostante il suo pulsare giornaliero.
Come allo scoccare di un immaginario coprifuoco la sera trovava i turisti esausti e Venezia tornava padrona e signora della sua decadenza spogliandosi di quella orda.
Avevamo potuto girare la notte bisbigliando e urlando sedendoci per terra lasciando i piedi penzolare quasi fino in acqua permettendoci anche di non trovare la via del ritorno concedendomi il lusso di lasciarmi accompagnare da questo seduttore che ora rideva, mi guardava e sorrideva offrendomi pure una rosa.
La Vhs da un paio di ore si chiude con una ripresa in stazione S. Lucia. Agli sportelli c’era una fila lunghissima. Gli avevo messo in mano una manciata di soldi affinché potesse servirsi della biglietteria automatica e partire subito.
‘Non perdere tempo, corri che il treno parte’ gli avevo detto.
Era un mio modo di mandarlo via perché non avrei sopportato il balletto dei saluti degli abbracci e dei baci evitando di chiederci se ci saremmo rivisti o meno. Se devi sparire e non devo rivederti più, se sono stata per te una conquista ennesima, se non mi metti nella condizione di poter scegliere allora affrettati e va’ via subito’
Se devi morire muori ora.
Darsi tutto dirsi tutto e addio.
postato da biancalaura, 08:43 | link | commenti (3)
giovedì, giugno 28, 2007
DELIRIO CRONEMBERG
‘So che sarai a Venezia in concerto, ti raggiungo e andiamo a visitare la Biennale d’arte contemporanea, va bene? Io desidero linee colori pensieri parole musica immaginare la sporgenza delle ossa del tuo bacino, un bacio dunque, Venezia è vicino’ scrissi ad A. su una cartolina raffigurante una testa dipinta dal Leonardo. La maggior parte del tempo teneva il telefono staccato e quando riuscivo a parlargli era ombroso non capivo se lo infastidivo o se avevo il talento di trovarlo sempre nel momenti sbagliati o se fosse invece un suo modo di fare di cui non preoccuparsi.
Stesi su un letto di un albergo dopo che il temporale ha interrotto il concerto ti chiedo di raccontarmi una favola c’era una volta una ragazza con una prima e mezzo di reggiseno che amava riprendere tutto con una videocamera…. bussano alla porta e qualcuno entra ci beviamo qualcosa insieme ti avvicini e ti appoggi alla mia schiena mi prendi per le spalle e mi lecchi il collo l’altro mi solleva la maglia, ora le mani le tue afferrano capezzoli ritti come spigoli i miei i suoi i tuoi le mani le sue scendono le tue salgono, strisciamo stupendi come un pensiero sul letto e sono lingue labbra e lividi lascivi parole dette a metà di cui nessuno si interroga sul significato Lui. entra dentro di me e dice il tuo nome succhio il tuo sesso e sussurro il nome dell’altro mentre tu vieni dici il nome di una persona che non conosco ma di certo stanotte non è in questa stanza. erase rewind
Sul treno che portava a Venezia, c’erano scompartimenti pieni di umanità talmente fastidiosa che decisi di accomodarmi nel vagone ristorante e restare lì. Quando viaggiavo in treno durante il tragitto mi imbruttivo. Partivo carina e arrivavo un cesso. Diventavo orrenda. Il dondolio mi provocava sonnolenza la mia faccia nel frattempo si dilatava gonfiandosi come un pallone. I miei occhi si rimpicciolivano come formiche e cambiavano persino colore scurendosi. I capelli da composti e lisci sulle spalle prendevano ad arricciarsi, il colore da bruno diventava verdastro, le rughe che dal naso partivano per biforcarsi verso la bocca si approfondivano, i denti diventavano piccoli e seghettati, il colorito della mia pelle sembrava giallastro come in un delirio di Cronemberg.
‘Perché questi viaggi?Milano come Bologna Venezia o Londra? E se stasera lasciassi perdere le domande e ubriaca o fumata o drogata o entrambi mi perdessi. Quando potrò trasformarmi finalmente in Kit del Te nel deserto che sconvolta dalla morte del suo uomo si lascia stordire di morte passione e sabbia tra le braccia di un tuareg?’ mi domandavo.
Il filmato che ci vede protagonisti nella laguna parte con un’inquadratura di me da sola nello scompartimento, stella di David al collo, canotta con bretelline sottili e scarpe rosse tempestate di strass. Si chiude con la partenza.
postato da biancalaura, 15:50 | link | commenti (1)
giovedì, giugno 21, 2007
‘Ma voi due da dove uscite?
Mi avvicinai febbrile al primo ragazzo in pista lo afferrai per un braccio e iniziammo a ballare.
La danza per me era espressione di pura gioia e farlo a ritmo della musica che amavo mi faceva raggiungere vette orgasmiche.
‘Ma voi due da dove uscite?Per caso fate parte del corpo di ballo del locale? Vi pagano per ballare così?’ Ci aveva chiesto una sera un tipo che avendo fumato troppo si era soffermato a guardare me ed Emanuel ballare all’Onirica.
‘Emanuel solo tu sei e per sempre sarai il mio amore ballerino come te nessuno mai ’ avevo scritto anni prima ma Emanuel non c’era più e il mio corpo danzante era orfano e gridava. Non andavo più all’Onirica volentieri e solo lì potevo ballare la musica che adoravo. Se mi capitava di farci un salto, in quelle occasioni l’assenza di Emanuel diventava un buco nero nella mente che mi fagocitava. Pensavo a queste cose mentre ballavo ad occhi chiusi con questo ragazzo che neppure conoscevo con catene avvolte sui jeans ritenendo giusto che fosse così, danzare con un perfetto estraneo. Le note di quella musica mi abitavano dentro facendomi tremare ne conoscevo ogni parola, ogni assolo, ogni linea degli strumenti.
Totalmente assorta tra le canzoni dei Frankie goes to Hollywood, Depeche Mode, Tears for Fears, Soft Cell, Act, Propaganda mi trovai A. davanti . Sceso dalla consolle era venuto lì con me.
Ballammo vorticosamente per qualche minuto e in quell’istante fui come in quel film di Greenaway dove la protagonista vestita di nero varca la soglia di una stanza e tutto si scolora. Ecco, davanti ad A tutto era diventato bianco e noi avevamo ballato come dei pazzi, dimostrando di intenderci assai bene, il nostro non era stato un puro sfogo ginnico di gambe e piedi che si muovono ritmicamente ma ci eravamo capiti all’istante componendo figure e disegni. Se queste erano le premesse come sarebbe stato fare l’amore con lui? ‘Ballare con te era stato il momento più bello di tutta la serata mi ero divertito tantissimo’ aveva ammesso mesi dopo.
postato da biancalaura, 19:40 | link | commenti (2)
giovedì, giugno 14, 2007
MUSICA MUSICA
Il giorno dopo lo spettacolo replicava e a fine serata seguì una festa alla quale fui invitata. Sempre in taxi raggiunsi il locale. Appena entrai non faticai a scorgere A.
Era come sempre attorniato da ragazze e da gente che voleva parlargli e non avevo intenzione di invadere il suo spazio.
Il volume della musica faceva in modo che le persone conversassero accorciando le distanze fisiche
Non sapevo se mi avesse vista o meno, non mi frapposi tra lui e la ragazza alla quale parlava a pochi centimetri dal viso e mi allontanai nell’altra area del locale per dare un’occhiata ai quadri e per prendere da bere.
Ero parecchio stanca, quella settimana avevo viaggiato molto.
Indossavo un abito in jeans accollato e di stampo piuttosto collegiale, cinturina in vita e tanti bottoni automatici rigorosamente chiusi. Un paio di sandali tempestati di brillantini argentati si allacciavano alla caviglia e i capelli erano raccolti in due code ai lati, come una ex lolita al primo giro di iniezioni di collagene. Ordinai da bere e nel mentre sentii prendermi per le spalle, ero talmente soprapensiero che mi spaventai nel trovarmelo dietro. Avendomi vista era venuto a cercarmi tra la gente. Ci salutammo parlando qualche minuto.
La gente attorno, gli amici di sempre, quelli dell’ultima ora e quelli incontrati lì lo ringhiottirono come una gigantesca piovra vorace, mi sedetti sul divanetto sorseggiando il mio cocktail facendo attenzione a stare composta, ad accavallare le gambe con decenza, a piegare bene il vestito sotto di me, mi misi quieta cercando di estraniarmi in quella veste da maestrina borghese cucita addossa che certe volte mi sentivo appiccicata.
Che sarebbe accaduto? Non conoscevo nessuno se non lui e per quello che mi riguardava la serata poteva finire lì, i quadri li avevo guardati, l’avrei salutato finendo il drink e sarei andata via facendo ciao ciao.
Quando alle mie orecchie arrivarono le note di canzoni che conoscevo a menadito e che in passato avevo ballato fino a stordirmi fu come se gli automatici del vestito scoppiassero e come se un’altra io uscisse da quella uniforme da brava ragazza composta. Quella musica...era lei che un giorno era me ma che non la era più.
postato da biancalaura, 12:51 | link | commenti (3)
martedì, giugno 12, 2007
BASTA BASTA PER FAVORE...
‘Non è colpa tua, non è colpa tua’ dicevano i ballerini nella scena conclusiva della loro strabiliante esibizione baciandosi le parti del corpo da loro raggiungibili con le labbra.
‘Non è colpa tua non è colpa tua’ sussurravano con voce rassicurante e carezzevole quasi nel modo in cui si parla ai bambini. Sarebbe stato bello cancellare il senso di colpa in modo lieve e disimpegnato, possedere un automatismo che non facesse troppo male, liberarsi di un macigno, di una camicia di forza che teneva imprigionato tutto e finalmente convincersi che se Emanuel era morto non era certo per colpa mia.
Perduto Emanuel non avevo più voglia né di mangiare né di scopare. Riuscivo solo a nuotare.
Lo facevo senza fermarmi un istante e avevo l’impressione che in acqua il mio pensiero andasse ancora più veloce, ma poi quando uscivo non ricordavo più nulla di quanto avevo pensato. Sgambettavo veloce facendo le virate e mi sembrava quasi di potermi addormentare. Delle volte perdevo il conto delle vasche ma ero precisa come un orologino svizzero: in un’ora 80. Lo sapevo per certo. Dopo aver nuotato sentivo addosso un odorino di candeggina o di disinfettante plebeo per i cessi pubblici. Ero pulita disinfettata sterile e sterilizzata. Compiuto il mio rituale, lasciato che l'acqua mi battezzasse, ero come una Maddalena redenta, le mani pulite di Ponzio Pilato. Acqua che si trasforma in vino. Il cloro inoltre esaltava tutti i sapori. Dopo aver tenuto la bocca nell’acqua clorata per un’ora buona i sapori erano più veri. Il dolce più dolce, il salato più saporito. Provare per credere. L’aranciata sapeva più di aranciata e il caffè aveva tutto il sapore dell’america latina dentro. Il cloro esaltava tutti i sapori. Mi nutrivo di libri e musica. La notte delle volte lo sgomento era tale e i miei pensieri talmente vorticosi che arrivavo a battermi da sola la fronte coi pugni e supplicare ‘basta basta per favore’
Vacillando sui miei tacchi rossi uscii dal teatro con Micaela che quasi mi sorreggeva, il finale del balletto ci aveva lasciati tutti senza fiato ognuno con il proprio personale cancro preferito a mangiargli l’anima.
postato da biancalaura, 08:33 | link | commenti
mercoledì, maggio 30, 2007
Di te anche questo
In taxi raggiunsi il teatro accompagnata da un paio di amici.
A era in compagnia di una ragazza che mi presentò, poteva essere chiunque, un’amica, una collega, un’ex compagna di scuola, una parente ma proprio il fatto che rimanesse quieta al suo fianco mi fece pensare che invece fosse una donna che per lui nutriva sentimenti amorosi. Era solare con quell’accogliente luce sulla pelle che caratterizza le persone che provano emozioni di quel tipo. Se ne restava a lato in silenzio quasi intimidita o forse solo distaccata.
Allontanandoci dal gruppo di persone che circondava A., Mica il suo amico Doriano ed io prendemmo posto. Micaela, da poco abilitata alla professione di psicologa, non mancò di fare commenti:
‘Ma lo sai che continua a guardarti anche quando sei di spalle?’ gli anni di tirocinio venivano fuori
‘Il suo è un modo positivo di osservarti come per assicurarsi della tua presenza…..comunque c’è qualcosa in voi due che vi fa somigliare ’.
Prima che lo spettacolo iniziasse mi recai un momento verso la toilette e attraversando il foyer lo incontrai che si dirigeva verso la platea.
Ci trovammo nuovamente di fronte questa volta da soli. C’erano tante cose che avrei voluto dire ma non era quello il momento giusto, tuto ciò che mi venne alle labbra fu:
‘Guarda’ e mostrai la mano con la bruciatura
L’afferrò la guardò per qualche istante poi se la portò alla bocca e la leccò.
In quel momento sapevo che non si trattava solo di un contatto lingua-pelle di bocca e mano ma di un vero e proprio rito di iniziazione come se la lingua avesse toccato il nucleo più difficile il punto di intimità maggiore.
Il difetto, lo sfregio, l’ammaccatura. Di te voglio anche questo.
In piedi nuda con tacchi altissimi reggo una flute di champagne gli occhi negli occhi che guardano il verbo si fa carne e sangue ossa pelle e cuore che pulsa e ride bevo d’un fiato e getto il bicchiere all’indietro il vetro si frantuma in schegge che rotolano per terra. Il rito infine si compie ‘finchè morte non ci separi’ gli dico ‘finchè morte’ risponde e scaraventa anche il suo.erase rewind
postato da biancalaura, 08:49 | link | commenti (1)
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